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Credo che aggiornare il proprio blog, in un momento storico in cui bloggare è quanto mai fuori moda, possa rivelarsi un vero e proprio obbligo, nonché una sfida verso la propria capacità narrativa, ché mi pare piuttosto impegnativo tornare a scrivere qualcosa ben al di là dei 160 caratteri di Twitter o delle poche parole nello status sul social network Faccialibro.

L’impegno non emerge solo nel confronto di tipo quantitativo tra le due diverse forme di comunicazione, ma piuttosto a far la differenza è la sostanza del discorso, ché comporre un articolo sul blog richiede fatti ed avvenimenti, nella propria vita, ben più memorabili di ‘Tizio si è svegliato presto e ha mangiato latte e cereali. Yum’.

Nasce dunque spontaneo l’annoso dilemma: la mia vita è memorabile?

Uhm.

Potrei parlare delle mie nuove lenti a contatto?No.

Le mie visite ‘a modo mio’ per l’Europa, pur rimanendo nei confini di Roma?Nah, meglio di no!

L’università! Sai che noia.

Vabbè, non avendo particolari eventi degni d’essere narrati, apro una piccola parentesi promozionale, pubblicizzando due album veramente belli, uno uscito due giorni fa, l’altro previsto per il 16 Novembre, promettendo una recensione dettagliata dei due nel tempo più breve possibile.

Elettra, Carmen Consoli;

Midwinter Graces, Tori Amos

Senza troppi giri di parole ammetto che ho aperto il mio TERZO, nuovo blog giusto per darmi una cambiata d’abito ché, si sa, portare gli stessi vestiti per troppo tempo è un comportamento socialmente dannoso.

So che è decisamente scontato iniziare a declamare frasi del tipo ’sono cambiato’, ’sono un’altra persona’ etc, etc, ma è quasi impossibile negare quanto sia mutata la percezione di me propria delle persone che mi ruotano attorno nel corso della giornata…

A tal proposito, chiacchierando un pochino con quella che, in fase di forte ebrezza durante il weekend allungato per celebrare i 100 Giorni all’Esame di Maturità, ho definito ‘la persona che più mi è stata vicino nel corso dei cinque anni del liceo, l’unica davvero interessata a me, l’unica con cui mi sentivo al telefono anche in estate’, sono venute fuori affermazioni altrui che di certo mi rallegrano, pur inquietandomi leggermente: grazie alle mie varie performance durante la giornata che rimarrà impressa nella mia memoria come il ‘SuperFaber Day’, sono riuscito a trasformare quella che un tempo era considerata una grave forma di pazzia in una ’simpatia e dolcezza inaspettata’. A quanto pare, la ricetta per afferrare la benevolenza altrui è piuttosto semplice: rotolarsi per terra, correre urlando ‘Io Sono Superman’, rinchiudersi in bagno a chiamare ‘gente varia’, ma soprattutto ripetere la frase perpetuamente ‘PORCAPUTTANA, OH!’ ed urlando la colonna sonora dei 100 Giorni ‘It’s Oh So Quiet’, con tanto di ‘Shhhhhh’ collettivo.

Insomma, Faber è pur sempre Faber, sempre ammattito, sempre ironico, sempre tutto, ma almeno non avrò più scuse per giocare nel ruolo di Mr. SfigatoStoSulCazzoATuttoIlMondo, sicuro!

Nomi sulla sabbia…